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ADMA Famiglie - Santa Chiara
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Siamo famiglie che da circa venti anni, guidati da sacerdoti salesiani, percorrono insieme un cammino che ha dato molti frutti:
- un amore tra coniugi che si rinnova ogni giorno,
- una crescita spirituale come singoli e come famiglie,
- una formazione come genitori nel difficile compito educativo,
- un'amicizia tra i nostri figli che li rende capaci di condividere la fede e di testimoniarla agli altri.
Tutto questo non senza fatica, ma sicuri che questo cammino è completamente affidato al Signore e a Maria. L'esperienza ci ha fatto capire quanto è importante formarsi nella vita di fede, sotto la guida di sacerdoti.
Ogni famiglia partecipa secondo le proprie possibilità: viene solo incoraggiata l'assiduità, per poterne ricevere il maggior beneficio. Siamo anche invitati a coltivare la partecipazione alla vita della Chiesa prendendo attivamente parte alle attività delle parrocchie o degli oratori.
Essere alla scuola di Don Bosco significa coltivare nella famiglia diversi aspetti del carisma salesiano: la gioia di vivere, la cura della preghiera, l'unione con Dio nel quotidiano, il servizio al prossimo, in particolare ai giovani ed ai poveri, la fiducia in Dio, che è Padre provvidente, l'affidamento a Maria, che ci è Madre e Maestra.
Per conoscerci meglio puoi leggere questo documento. Per saperne di più sull'ADMA clicca qui.

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Notizie
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Domenica 13 Maggio 2012 22:39 |
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La Spezia: aumentano le vocazioni al sacerdozio ... la potenza delle "due colonne" !!
Nella diocesi spezzina, i seminaristi studenti di teologia sono aumentati negli ultimi anni da 6 a 15
di padre Piero Gheddo
ROMA, martedì, 8 maggio 2012 (ZENIT.org).- In questo 2012 la “Nuova evangelizzazione” è al centro dell’attenzione della Chiesa italiana, anche per il Sinodo episcopale dell’ottobre prossimo su questo tema. Come tutti sanno, la diminuzione del clero è l’ostacolo più difficile da superare. Sono circa 30 anni che i sacerdoti italiani diminuiscono nelle diocesi italiane, e più ancora, negli istituti religiosi e missionari. Un dato ufficiale: nel 1978 (quando morì Paolo VI) i sacerdoti diocesani italiani erano 41.627, nel 2006 33.409, cioè il 25% in meno e le necessità pastorali sono di molto aumentate, assieme all’età media del clero. Oggi i sacerdoti diocesani italiani sono valutati circa 32.000, oltre a 2.000 giovani preti non italiani impegnati a tempo pieno nelle nostre diocesi, provenienti in gran parte dalle Chiese “di missione” d’Asia, Africa e America Latina!
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Notizie
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Martedì 29 Novembre 2011 19:33 |
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Una piccola riflessione per la visione del film...
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Purtroppo ci rendiamo conto che, al momento attuale, la crisi della famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio, è ancora più profonda della crisi economica che stiamo attraversando, e al contempo avvertiamo la gioia grande, ma anche la fatica, di appartenersi nel Signore.
Vivere è appartenere: l'identità si costruisce nei legami e proprio nei legami famigliari ne va della nostra identità di persone e di figli di Dio.
Il rapporto di coppia, infatti, è un rapporto identificatorio: io, accanto all'altro, scopro, compio, realizzo pienamente tutto ciò che sono. L'altro, diverso da me, mi rivela chi sono io, mi definisce e io lo definisco, tanto da arrivare a dire: "senza di te, io non sono io!".
In questo senso, maturare è riconoscere e onorare i legami, è ringraziare per i doni ricevuti e obbedire, cioè aderire pienamente a quei doni.
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Notizie
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Venerdì 07 Ottobre 2011 18:03 |
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Poco prima di morire, S. Luigi Maria de Montfort pronunciò a mo’ di testamento queste parole: «Vi prego vivamente, per l'amore che vi porto in Gesù e Maria, di recitare il Rosario tutti i giorni, perché al momento della vostra morte, benedirete il giorno e l'ora in cui m'avrete creduto, e dopo aver seminato nelle benedizioni di Gesù e Maria, raccoglierete benedizioni eterne in cielo». Il Rosario, preghiera diffusa dai certosini fin dal XII secolo, che il mese di ottobre celebra solennemente, salterio dei poveri, “compendio di tutto il vangelo” per usare le parole di Pio XII, non è solo la preghiera più amata, ma anche quella che sta maggiormente a cuore alla Madonna se a Lourdes e a Fatima è apparsa con il Rosario in mano chiedendone la recita. A Fatima, poi, nel 1917, la madre di Gesù arrivò addirittura a dettare a suor Lucia la preghiera da recitare fra una decina e l’altra, “Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno...”.
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Notizie
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Lunedì 03 Ottobre 2011 15:08 |
"L'educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l'affetto necessario. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l'arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene".
S. Ambrogio - Vescovo di Milano - IV° secolo dopo Cristo
Tratto da:"Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano" (Centro Ambrosiano, 1996)
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Notizie
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Martedì 10 Aprile 2012 22:23 |
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Una straordinaria Omelia: un vero Padre della Chiesa!
L'omelia di Benedetto XVI nella notte di Pasqua. «Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna...».

Notte di Pasqua 2012
Cari fratelli e sorelle!
Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte. Ha assunto l’uomo in Dio stesso. "Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio", aveva detto Paolo nella prima lettera ai Corinzi (15, 50). Lo scrittore ecclesiastico Tertulliano, nel secolo III, in riferimento alla risurrezione di Cristo e alla nostra risurrezione aveva l’audacia di scrivere: "Abbiate fiducia, carne e sangue, grazie a Cristo avete acquistato un posto nel Cielo e nel regno di Dio" (CCL II 994). Si è aperta una nuova dimensione per l’uomo. La creazione è diventata più grande e più vasta. La Pasqua è il giorno di una nuova creazione, ma proprio per questo la Chiesa comincia in tale giorno la liturgia con l’antica creazione, affinché impariamo a capire bene quella nuova. Perciò all’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale c’è il racconto della creazione del mondo.
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Notizie
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Venerdì 14 Ottobre 2011 17:02 |
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Di Raffaella Frullone - La Bussola Quotidiana del 14-10-2011
«Da un punto di vista sociale due persone dello stesso sesso non costituiscono né una coppia, né una famiglia. La società ha bisogno della coppia uomo/donna perché essa è alla base del senso stesso dell'unione, nonchè dell'apertura verso l'avvenire». Sono le parole di monsignor Tony Anatrella, accademico francese, psicanalista e specialista di fama internazionale in psichiatria sociale. Docente delle Libere facoltà di filosofia e psicologia di Parigi e del Collège des Bernardins, già consulente del Pontificio Consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute.
Monsignor Anatrella, ha ancora senso oggi considerare la coppia nucleo originario della famiglia, come composta da un maschio e una femmina? Oppure questa non è altro che una delle possibili opzioni tra diversi tipi di "coppia"?
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Catechesi
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Mercoledì 21 Ottobre 2009 10:34 |
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Sei passi nella preghiera del Padre Nostro - primo passo
.. CON SANT’AGOSTINO - PRIMO PASSO
Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: "Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo, santuario"? (Sal 26, 4). Ivi infatti non c'è successione di giorni come se ogni giorno dovesse arrivare e poi passare. L'inizio dell'uno non segna la fine dell'altro, perché vi si trovano presenti tutti contemporaneamente. La vita, alla quale quei giorni appartengono, non conosce tramonto.
Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi, quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8).
Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo domandiamo, quello che ci è necessario. Dobbiamo però riflettere che a lui non importa tanto la manifestazione del nostro desiderio, cosa che egli conosce molto bene, ma piuttosto che questo desiderio si ravvivi in noi mediante la domanda perché possiamo ottenere ciò che egli è già disposto a concederci. Questo dono, infatti, è assai grande, mentre noi siamo tanto piccoli e limitati per accoglierlo. Perciò ci vien detto: "Aprite anche voi il vostro cuore! Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli" (2 Cor 6, 13-14).
Il dono è davvero grande, tanto che né occhio mai vide, perché non è colore; né orecchio mai udì, perché non è suono; né mai è entrato in cuore d'uomo (cfr. 1 Cor 2, 9), perché è là che il cuore dell'uomo deve entrare. Lo riceviamo con tanta maggiore capacità, quanto più salda sarà la nostra fede, più ferma la nostra speranza, più ardente il nostro desiderio.
Noi dunque preghiamo sempre in questa stessa fede, speranza e carità, con desiderio ininterrotto. Ma in certe ore e in determinate circostanze, ci rivolgiamo a Dio anche con le parole, perché, mediante questi segni, possiamo stimolare noi stessi e insieme renderci conto di quanto abbiamo progredito nelle sante aspirazioni, spronandoci con maggiore ardore a intensificarle. Quanto più vivo, infatti, sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l'effetto. E perciò, che altro vogliono dire le parole dell'Apostolo: "Pregate incessantemente" (1 Ts 5, 17) se non questo: Desiderate, senza stancarvi, da colui che solo può concederla quella vita beata, che niente varrebbe se non fosse eterna?
Dalla "Lettera a Proba" di sant'Agostino, vescovo
(Lett. 130, 8, 15. 17 - 9, 18; CSEL 44, 56-57. 59-60)
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Notizie
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Mercoledì 29 Giugno 2011 09:27 |
di Costanza Miriano
24-06-2011
Non farò battute poco eleganti sui brutti scherzi che può giocare il caldo e sull'età che galoppa. E non le farò non perché io sia una signora, ma perché purtroppo la serietà della situazione non lo consente.
Il fatto è che le scemenze dette ieri da Veronesi– l'amore più puro è quello omosessuale, l'altro no perché è strumentale alla riproduzione - inducono a pensare che sia ormai da un pezzo superato il famoso momento in cui “spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Che ottimista è stato, Chesterton. Qui siamo oltre, e da un pezzo. E come dicevo la serietà della situazione non consente di liquidare il tutto con la pernacchia che dal cuore sgorga spontanea.
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